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Foresta mediterranea sempreverde
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La mwbaforesta mediterranea sempreverde o mwbqforesta mediterranea di sclerofille o semplicemente mwbgforesta mediterraneacite-ref-1[1] è un'associazione vegetale degli ambienti mediterranei composta da piante a mwcwportamento mwdaarboreo che si sviluppa nelle migliori condizioni di temperatura e piovosità.

Contents

Funghi
Note

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Tratti distintivi

L'elemento caratterizzante dell'ambiente fisico è il regime termico mite nel periodo invernale, accompagnato ad una moderata piovosità. Queste condizioni sono favorevoli allo sviluppo di una formazione vegetale composta in netta prevalenza da piante mweaarboree mweqsclerofille, cioè con foglie persistenti, di consistenza coriacea, rinnovate gradualmente ogni anno. Le essenze forestali sono tipicamente termofile e moderatamente esigenti per quanto concerne l'umidità, pertanto rientrano fra le specie mesofite. Un elemento costante di questa fitocenosi è la netta prevalenza del mwegleccio, che può arrivare a formare un bosco in purezza comunemente chiamato mwewlecceta.

Con i syntaxa mwfqmwfgQuercion ilicis o mwfwmwgaQuercetum ilicis si indicano le fitocenosi termofile o termomesofile con larga rappresentanza della specie mwgqmwggQuercus ilex a portamento arboreo-arbustivo (mwgwMacchia mediterranea) o arboreo (Foresta mediterranea sempreverde e mwhaForesta mediterranea decidua). Il mwhqQuercetum ilicis non va pertanto identificato con il mwhgLauretum in quanto si estende anche fino alla sottozona calda del mwhwCastanetum.

Questo mwiqecosistema occupa la stessa nicchia ecologica della mwigmacchia mediterranea in condizioni ambientali tali da permettere il massimo grado di sviluppo della copertura arborea a scapito di quella arbustiva. Occupa pertanto le aree non aride della zona fitoclimatica del mwiwmwjaLauretum, estendendosi, alla mwjqlatitudine di 35°-40°, dal livello del mare fino agli 800-900 metri. In particolari condizioni geomorfologiche e climatiche (versanti meridionali di catene montuose, canaloni, riparo dai venti dominanti dei quadranti settentrionali), la foresta sempreverde può spingersi anche fino ai 1000-1200 metri d'altitudine. Alle quote più alte sono evidenti le forme di transizione verso la foresta caducifoglia, con la presenza sempre più marcata delle essenze mesofile a foglia caduca.

Caratteri della vegetazione

La foresta di sclerofille si presenta come un bosco completamente chiuso per l'intero corso dell'anno, con alberi a portamento colonnare e sottobosco povero di specie. Fra gli ecosistemi mediterranei è quello con il minor numero di specie vegetali a causa della forte competizione per la luce attuata dalle poche specie arboree nei confronti della vegetazione erbacea e arbustiva.

Il sottobosco è formato da specie poco esigenti per l'intensità della luce (piante mwmqsciafile) e dalle liane. Queste ultime possono raggiungere un grado di diffusione tale da rendere quasi impenetrabile il sottobosco. Sulla superficie del terreno predomina il colore grigio-bruno dovuto alla mwmglettiera, interrotto a tratti dal colore verde della rada vegetazione. Nei periodi piovosi, soprattutto in quello autunnale, il paesaggio del sottobosco si arricchisce per la notevole varietà di mwmwfunghi.

Un caso particolare è la presenza della mwnqsughera. L'areale originario di questa specie è la parte più occidentale del mwngbacino del Mediterraneo (mwnwMarocco e mwoaPenisola Iberica). La sughereta tende ad occupare le stesse stazioni della lecceta con esclusione di quelle più fredde, dal momento che la mwoqsughera è una specie più termofila del mwogleccio. Inoltre la sughera è strettamente legata a suoli acidi e silicei e non tollera assolutamente i terreni calcarei. Sotto l'aspetto del dinamismo la sughereta tende a sostituire la lecceta, soprattutto per le influenze antropiche: oltre a produrre un reddito dall'estrazione del mwowsughero, questa formazione vegetale si presenta più aperta e con un sottobosco più ricco, permettendo l'esercizio dell'allevamento estensivo. Va detto inoltre che l'azione degli incendi opera una selezione favorendo la mwpasughera, più resistente al passaggio del fuoco.

Nelle zone submontane più fresche il mwpgQuercetum ilicis assume la fisionomia di una foresta mista di latifoglie sempreverdi e decidue, caratterizzata dalla presenza diffusa della mwpwroverella associata al mwqaleccio con netta prevalenza di quest'ultimo. Si tratta di una cenosi di transizione fra la foresta mediterranea sempreverde vera e propria e la mwqqforesta mediterranea decidua. Questa associazione si estende in genere dai 900 metri fino ai 1200 metri o, eccezionalmente, fino ai 1300 metri.

Specie rappresentative

Piante arboree o arbustive

La specie arborea prevalente è il mwrqmwrgQuercus ilex, che può formare associazioni in purezza, con copertura totale, oppure è accompagnato da specie tipicamente termofile in formazioni miste a volta più o meno aperta. Fra queste si può riscontrare la presenza delle mwrwfilliree, mwsaginepri termofili, mwsqalaterno e fra specie prettamente arbustive il mwsgbiancospino e il mwswviburno. In facies di transizione possono comparire soprattutto nelle radure anche l'mwtaerica e il mwtqcorbezzolo, la cui presenza denota uno stadio di involuzione o evoluzione. Nelle stazioni più alte aumenta progressivamente la presenza di piante mesofile a foglia caduca, fra cui la mwtgroverella e l'mwtwacero trilobo.

Piante rampicanti o lianose

I rampicanti e le liane sono particolari piante legnose che hanno uno spiccato sviluppo in altezza ma a causa dei fusti esili hanno un portamento prostrato, rampicante o ricadente. Sono presenti in tutti i principali mwyaecosistemi mediterranei, ma è soprattutto nelle foreste che alcune specie, come ad esempio l'mwyqedera, possono raggiungere un notevole sviluppo. Un aspetto caratteristico delle foreste ben conservate è la presenza di intrecci a volte impenetrabili di rovi e salsapariglie e fusti di edera che avvolgono quegli degli alberi, dando luogo talvolta a spettacoli suggestivi che compensano la monotonia del sottobosco. Particolarmente diffuse nei boschi freschi sono la mwygvitalba e l'mwywedera, ma in boschi più aperti, presso le radure e presso i corsi d'acqua la vegetazione si arricchisce di specie lianose eliofile come le altre mwzaclematidi, il mwzqrovo, la mwzgmadreselva, la robbia, la mw0asalsapariglia, la cui presenza s'intensifica a basse altitudini. In spazi più aperti presso i corsi d'acqua compare anche la mw0qvite selvatica.

Piante erbacee e suffruticose

A causa della competizione esercitata dalle piante arboree, il sottobosco della foresta sempreverde è povero di specie e alcune di esse sono tipicamente sciafile. Nelle sugherete diventa invece più ricco grazie ad una maggiore disponibilità di luce. Fra le specie suffruticose sono rappresentative il mwarqpungitopo, il mwarurovo, il mwarytamaro. Si può rinvenire con una discreta frequenza anche l'mwarcasparago che tuttavia ha una vegetazione stentata e forma fusti esili e allungati a causa della limitata disponibilità di luce. Fra le piante erbacee sono rappresentative il mwargciclamino, diverse mwarkorchidee, le graminacee del genere mwaroBrachipodium.

Funghi

Notevole è la varietà di funghi che popolano questo ambiente, alcuni particolarmente pregiati. Nei boschi asciutti la comparsa dei funghi è tipicamente autunnale e per alcune specie si protrae per tutto l'inverno fino all'inizio della primavera. Nelle aree più fresche la stagione dei funghi è più lunga interessando anche l'estate. La specie più rappresentativa è il mwaummwauqLeccinum lepidum, noto con il nome di mwauuleccino, tipico fungo invernale presente nelle leccete fin dal tardo autunno fino alla primavera, tuttavia in questi boschi sono piuttosto comuni il mwauyporcino nero e altri mwaucboleti meno pregiati o non commestibili, una grande varietà di mwaugamanite e mwaukrussule, le mwauoClitocybe, il mwausgallinaccio, ecc. che si avvicendano dalla fine dell'estate fino all'autunno inoltrato.

Processi di degrado

La foresta mediterranea di mwau4sclerofille è l'ecosistema mediterraneo che ha subito più intensamente l'azione distruttiva dell'uomo nel corso dei secoli. Praticamente scomparso dalle zone litoranee e di pianura, sopravvive ancora in forme molto degradate negli ambienti collinari, mentre le associazioni riconducibili ad uno stadio di mwau8climax sono sopravvissute in poche stazioni relitte.

Il motivo del degrado risiede soprattutto nell'incompatibilità di questo ecosistema con le attività economiche, con particolare riferimento all'agricoltura e all'allevamento. Esclusa l'utilizzazione dei pochi prodotti del sottobosco, l'unica forma di sfruttamento economico era rappresentata dal taglio degli alberi per ricavare mwavelegname da opera, legna da ardere e mwavicarbone vegetale. È storica ad esempio l'azione massiccia di disboscamento a carico delle leccete in mwavmSardegna nell'mwavqOttocento sotto la mwavuDominazione Sabauda per far fronte alla crescente domanda di mwavylegname da opera dovuta all'urbanizzazione e all'industrializzazione nel Nord Italia.

I resti più diffusi delle antiche leccete sono forme di transizione a vari livelli dalla mwavgmacchia alta con una forte presenza di mwavkerica e mwavocorbezzolo a vere e proprie formazioni forestali che hanno la fisionomia del mwavsbosco ceduo in cui si riscontra una forte presenza di mwavwfilliree e, negli spazi più degradati, di mwav0eriche, mwav4corbezzoli e mwav8ginepri. In questi boschi è notevole la presenza di spiazzi pianeggianti di forma circolare che testimoniano l'attività dei mwawacarbonai nell'mwaweOttocento e nella prima metà del mwawiNovecento. In altre zone la lecceta ha lasciato il posto alla sughereta allo scopo di consentire uno sfruttamento economico del bosco con l'allevamento estensivo e l'estrazione del mwawmsughero. Queste formazioni forestali attualmente sono soggette a tutela in quanto rappresentano ancora una delle forme più evolute di mwawqecosistemi mediterranei trovandosi solo al primo stadio involutivo.

Le leccete colonnari sopravvivono solo in stazioni relitte, ma spesso mostrano sintomi di degrado dovuti per lo più all'azione dell'uomo. In altre stazioni sopravvivono gruppi più o meno numerosi di esemplari maestosi di lecci plurisecolari, testimoni dell'esistenza, in epoca passata, della foresta colonnare.

Esempi di leccete in Italia

Le foreste indicate in elenco sono esempi di lecceta primaria, assimilabile perciò allo stadio di climax più o meno degradato, o di lecceta secondaria o di macchia-foresta.

• Foresta demaniale di Montarbu, mwaxuSeui (Provincia di Nuoro|NU)
• Lecceta di mwaxcCasoli (Chieti)
• mwaxkGran Bosco della Mesola, Delta del Po (Ferrara)
• Bosco mwax0Fallà, mwax4Filogaso (provincia di Vibo Valentia)
• Cava Martorina (Modica - Ispica)
• Leccete del Promontorio di Piombino - Populonia (LI)
• Lecceta di Torino Di Sangro, zona nelle immediate vicinanze del mare (nella provincia di Chieti)
• leccete dell'isola d'Elba (Livorno)

Note

cite-note-11. Robert Delort, François Walter, mwaykStoria dell'ambiente europeo, edizioni Dedalo, 2002. ISBN 9788822005519.

Voci correlate